Leucemia Virale Felina

Sintomatologia

Terapia

Profilassi

Diagnosi

L’ interferone migliora il quadro clinico della malattia.

In caso di linfoma chemioterapia.

Terapia di supporto per gli apparati colpiti.

 

Tenere il gatto in casa, evitare che gatti infetti od estranei usino la stessa ciotolina dell’ acqua o cibo.

Profilassi vaccinale efficace sotto il 100% dei casi, solo su gatti non esposti al virus in precedenza. Quelli esposti non traggono alcun beneficio dalla vaccinazione, anzi sono esposti allo sviluppo di fibrosarcomi.

I gatti positivi vanno tenuti in casa, per evitare che propaghino la virosi, ma anche per evitare che possano essere vittime di altre infezioni  correlate alla loro immunodeficienza, al proposito meglio che non mangino carni crude per il rischio di contrarre la toxoplasmosi.

Antigeni FELV non sono mai stati ritrovati nell’ uomo, rischio zoonosico minimo, ma i gatti infettati hanno maggiori possibilità di veicolare altri agenti, quali ad es. la Salmonella.

 

Il linfoma deve essere identificato mediante valutazione citologica od istologica dei tessuti interessati.

Ricerca dell’ antigene virale (immunofluorescenza) su sangue intero, siero, plasma, saliva e lacrime: l’ immunofluorescenza è attendibile nel 98% dei casi; PCR per la conferma definitiva, su sangue intero, soprattutto per le infezioni latenti e regressive.

 

Anoressia, calo di peso, depressione anomalie in genere associate ad apparatimspecifici.

Quando viene diagnosticata una sindrome clinica in un gatto FELV postitivo l’ indagine diagnostica deve comprendere i test per la ricerca di altre cause potenziali.

L’ infezione da FELV inducendo una immunosoppressione rende il soggetto predisposto a tutte le altre infezioni: stomatite, vomito e diarrea (enterite), linfoma alimentare, ittero pre-epatico, epatico e post-epatico, FIPV, toxoplasmosi, rinite, polmonite, dispnea da linfoma mediastinico (soprattutto nei soggetti sotto i 3 anni di età), versamento pleurico.

I linfomi mediastinici, multicentrici ed alimentari sono le neoplasie più comuni associate a FELV. Il linfoma alimentare interessa il piccolo intestino, i linfonodi meseraici, il fegato ed i reni dei soggetti più anziani.

Occasionalmente fibrosarcomisarcomi su gatti giovani FELV positivi.

Leucemia linfocitaria, eritrogena e mielogena. Insufficienza renale causata da linfoma rebale o glomerulonefrite: poliuria, polidispia, perdita di peso, incontinenza urinaria.

Miosi, blefarospasmo, occhio annebbiato dal linfoma oculare, uveite (improbabile che FLEV la causi senza linfoma).

Anomalie neurologiche: anisocoria, atassia, debolezza, tetraparesi, mutamenti comportamentali.

Aborto, infertilità, mortalità neonatale.

Zoppia da poliartrite neutrofila attribuita alla deposizione di immunocomplessi, espostosi cartilaginee FELV correlate.

La principale fonte di infezione da FELV è il prolungato contatto con la saliva del gatto infetto o le sue secrezioni nasali; la reciproca toelettatura o la condivisione comune di acqua e cibo sfocia nell’ infezione. Il microrganismo non sopravvive nell’ ambiente, nelle feci e nell’urina.

Il virus si replica nel primo tratto orofaringeo, poi si diffonde nel corpo fino a raggiungere il midollo osseo, infine le strutture epiteliali come le ghiandole salivari e lacrimali.

Il 30% dei soggetti esposti diventa viremico, negli altri si verifica un’’ infezione autolimitante. I gatti viremici al solito muoiono entro 2-3 anni a causa di una malattia FELV correlata, tranne un 30% circa che riescono a liberarsi dell’ infezione sviluppando anticorpi neutralizzanti entro 4-6 settimane; gli altri possono sviluppare infezioni latenti in cui il microrganismo si trova nella milza, midollo osseo, linfonodi, piccolo intestino, ma non nel sangue. Le infezioni sequestrate possono essere riattivate dalla somministrazione di cortisone.